Dopo il recupero, le statue vennero avviate a un primo restauro, che fu realizzato a tra il 1975 e il 1980 a Firenze presso l’Opificio delle Pietre Dure, uno dei più specializzati laboratori di restauro del mondo.
Un secondo intervento fu portato avanti negli anni 1992-1995, e finalmente concluso nell’ultimo restauro tra gli anni 2010 e 2013.
L’attribuzione odierna, in base ai confronti stilistici oggi possibili, è di datare la “statua A” al 460 a.C.; mentre al periodo classico, e più precisamente al 430 circa a.C., viene datata la “statua B”.
La “statua A” appare di modellato più nervoso e vitale, rappresenta un uomo giovane e forte, completamente nudo e in posizione stante.
La “statua B” ha un aspetto più rilassato e calmo, la struttura e la posizione del corpo ricalcano in tutto quelle della “statua A”. Una lieve differenza si nota nel polso destro, maggiormente flesso rispetto alla prima statua.
Le statue furono con probabilità realizzate ad Atene e da lì furono rimosse per essere portate a Roma, forse destinate alla casa di qualche ricco patrizio.
Ma il battello che le trasportava dovette affondare e il prezioso carico finì sommerso dalla sabbia a circa 8 metri di profondità.
Molti studiosi ritengono che possano essere identificati con due atleti oplitodromoi, quelli cioè specializzati nella corsa con le armi.
Più fondata l’ipotesi che possa trattarsi di valorosi guerrieri.
Al di là di tutti i misteri ancora irrisolti, essi rappresentano una testimonianza preziosissima dell’antichità, pochissimi sono gli originali greci in bronzo che sono giunti fino a noi e nessuno di questi raggiunge un così alto livello tecnico e stilistico.
Evviva i bronzi, evviva questa terra millenaria che è la Calabria.
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