Poiché non riesce a trovare un nuovo lavoro, in pochi mesi esaurisce tutti i risparmi. Non ha più l’assicurazione sanitaria. Di conseguenza, niente più farmaci e cure per la depressione e l’ansia.
Fa le pulizie in casa, per lasciare tutto in ordine. Sceglie di spararsi sul balcone, per evitare che frammenti della cartuccia a punta cava possano oltrepassare il soffitto e colpire qualcuno.
Dice una preghiera, per invocare il perdono di Dio e la protezione sulle persone a cui vuole bene. Non sapendo bene usare l’arma, inserisce solo quattro proiettili nel tamburo del revoler, che ne ospita fino a cinque. Quando preme il grilletto sente solo un un rumore metallico, perché il colpo non parte.
Christen pensa che quello possa essere un segno del destino. Allora si prende del tempo. Tentenna. Ma poi vince la depressione, e non ha abbastanza forza per cambiare idea.
Punta nuovamente il revolver alla testa, e preme il grilletto. L’esplosione le deturpa il viso. Perde due terzi dei denti, un terzo della lingua, e l’occhio destro.
Prima di svenire, l’unica cosa che sente, perché riesce a sentirle, sono le urla del compagno. Che gli salverà la vita, chiamando i soccorsi. Sono passati sei anni. Ora si è quasi del tutto ristabilita, e il suo viso è stato ricostruito.
Riesce a sorridere, in compagnia del suo nuovo compagno, e del suo cane, un labrador nero, che l’accompagna a fare lunghe passeggiate.
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